Interview - Thomas Becker Music Official

THOMAS BECKER
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This interview appeared on the italian magazine New Age Music & New Sounds (february 2008 issue), and is available only in italian language. The interview is by Silvia Turrin. The audio CD bundled with this same issue included my track "Migrating Birds".




THOMAS BECKER - IL PRESENTE NELL'ELETTRONICA

Compositore, musicista e soprattutto genio del computer. Ha scritto centinaia di brani, attingendo a piene mani ai sintetizzatori e spaziando dalla new age al jazz. Ha un sogno nel cassetto, come ci racconta lui stesso.


“Penso che ciò che chiamiamo musica, e la sua bellezza (o bruttezza), esistano solo nella soggettività (cioè nelle menti) degli ascoltatori e dei musicisti (anch’essi ascoltatori, anche durante la composizione o l’esecuzione). Secondo me le vibrazioni sonore al nostro esterno (ad esempio quelle causate da un’orchestra), essendo solo aria o altro materiale in movimento, non hanno niente a che vedere essenzialmente con i suoni che sentiamo nella nostra soggettività, e che definiamo musica. Quest’ultima viene, secondo me, generata dal cervello a partire da stimoli esterni ed interni, e dato che le nostre sensazioni estetiche si riferiscono secondo me direttamente al nostro contenuto musicale mentale (e quindi non agli stimoli che lo causano, che sono più a monte), penso che anche la bellezza (o la bruttezza) sia nella nostra mente e non al di fuori”.
Oltre che sensibile e creativo, Thomas Becker, giovane musicista di Milano (il nome “tradisce” l’origine tedesca del padre), nasconde al di là della passione per l’elettronica una grande profondità e il desiderio di andare oltre le apparenze. Una profondità che si è dilata enormemente alla fine degli anni Novanta, quando un evento nefasto gli ha provocato gravi lesioni alla colonna vertebrale. La sua esistenza è cambiata. Il mutamento più forte è avvenuto soprattutto dentro di lui, perché vive ancor più intensamente il “qui e ora”, credendo nella bellezza di ogni istante. Tutto si è intensificato, anche la passione per la musica, come dimostrano le decine e decine di brani da lui composti. Aperto a ogni input, Thomas è un onnivoro di suoni. Jean-Michel Jarre, Alan Parsons Project, Enya ed Enigma sono solo alcuni dei grandi artisti che lo hanno stimolato a scrivere musica. Sintetizzatori e campionatori sono le principali “voci” attraverso cui comunica emozioni, sogni, utopie, delusioni. Le sue produzioni spaziano dalla new age al pop-rock, passando per il jazz. Dal 1991 a oggi ha pubblicato centinaia di brani legati tra loro dal filo conduttore dell’elettronica avvolta da atmosfere ipnotiche.
Due brani da lui firmati “Cerebral Massage” e “Winding Winter Wind” sono stati inseriti in un videogioco -- un’evoluzione del classico Tetris -- pubblicato nel 2005.
Dal 2003 sta sperimentando un nuovo modo di comporre, non più in un’ottica puramente strumentale, grazie al progetto Air Movers, realizzato con il polacco Piotr Kokoszczynski (ex-Farbenlehre) e Piero Ferrara. Collabora inoltre con l’interprete e autore Agostino Furno. Thomas è decisamente attivo, ha mille idee per la testa, ma è da un po’ che rincorre, come un miraggio, la firma di un contratto discografico.


>> Come ha scoperto le possibilità del computer applicate alla composizione musicale?

“Sono appassionato e uso i computer da quando ero piccolo. Credo di aver cominciato a otto anni con uno ZX Spectrum. Anche se non componevo ancora, con questo pc ho sviluppato i miei primi esperimenti con i suoni elettronici. Non avevo un programma per scrivere musica, ma programmavo le note tramite linguaggio BASIC. Dovevo inserire per ogni nota la sua frequenza e la sua durata. Ricordo che in questo modo mi sono divertito a far riprodurre un tema de Le quattro stagioni di Vivaldi.
Le prime esperienze con la composizione le ho realizzate con un Commodore Amiga 1000, quando avevo circa 15 anni, nel 1991. Mio padre aveva acquistato un programma per fare musica, chiamato Instant Music. Era abbastanza semplice da utilizzare, tramite mouse, e ricordo che in qualche modo assisteva l’utente nella scrittura; quindi io, da inesperto, ho potuto fare qualcosa a livello musicale. Gli sviluppi però più interessanti li ho portati avanti con altri programmi, denominati tracker. Non assistevano l’utente, per cui erano un po’ più difficili da usare, ma quello che usciva suonava meglio. E’ grazie ai tracker che ho cominciato ad avere buoni risultati.”


>> Cosa l'affascina di più dell’elettronica come linguaggio non solo musicale?

“In effetti l’elettronica è mondo per me interessante a 360 gradi e i computer mi hanno da sempre affascinato. Navigo ogni giorno in internet, per informarmi e per comunicare. La Rete è stata poi molto importante per farmi conoscere musicalmente, con centinaia di migliaia di persone che sono entrate in contatto con le mie creazioni.
Inoltre sono affascinato dall’elettronica e l’informatica applicata alle produzioni cinematografiche. Guardo con meraviglia i moderni film che fanno uso di grafica 3D realistica. Rispetto a quando usavo lo ZX Spectrum si sono compiuti enormi passi avanti.”


>> Ci sono artisti che rappresentano per lei dei punti di riferimento o che in qualche modo l'hanno influenzata?

“Le mie prime influenze derivano da altri musicisti che come me usavano programmi tracker. Per imparare, esaminavo le loro creazioni. Infatti, il formato file usato dai tracker permette di visualizzare le note e i vari effetti, come scritti dall’autore, a differenza dell’mp3 e altri formati audio. In quel periodo ero anche influenzato dalla musica metal in generale, di cui ero appassionato. Poi mi sono avvicinato alle produzioni di Vangelis e Mike Oldfield, che hanno avuto un forte impatto nel mio modo di comporre musica. Anche altri artisti mi hanno per certi versi ispirato, anche se in maniera minore.”


>> Può raccontarci che musica suonava con le sue prime band?

“Ai tempi dei tracker ho fatto parte di alcuni gruppi, ma non si trattava di formazioni musicali in senso stretto. Erano piuttosto unioni di creativi, che si dedicavano a realizzare produzioni multimediali denominate demo e intro. Erano programmi artistici che calcolavano degli effetti grafici in tempo reale, con una colonna sonora. Partecipavano alla creazione designer, programmatori, grafici e musicisti. Se ne trovano esempi sul sito www.demoscene.tv.
Da qualche anno faccio parte della band Air Movers (www.airmovers.eu). Realizziamo musica elettronica. Il nostro genere è indicativamente pop-rock-elettronico, con qualche vena psichedelica soprattutto nei testi. Siamo in cerca di promozione e di una etichetta discografica.”


>> Poi, lei si è avvicinato alla “vera” musica, studiando armonia e composizione. Quanto è importante per un musicista, pur appassionato di elettronica, conoscere bene le note?

“Credo che, avendo un computer a disposizione, per scrivere la musica nota dopo nota, sia possibile lavorare abbastanza facilmente ad orecchio. Si scrivono le note ascoltandole mentre si inseriscono, e poi si può in ogni momento riascoltare, anche singole parti, ed eventualmente modificarle. Penso però che conoscere un po’ di armonia e composizione sia molto utile. In questo modo si è facilitati, si fanno meno prove, arrivando più direttamente al risultato. Inoltre, certe cose è difficile che vengano fuori solo a livello intuitivo. Comunque credo che, pur conoscendo la teoria, sia importante lasciare molto spazio all’improvvisazione e all’ascolto, nel senso più puro della parola.”


>> Lei non realizza un genere specifico: spazia dalla new age al jazz, sino a giungere a miscele sonore come lo space jazz. È un musicista onnivoro e versatile...

“Ricordo che c’è stato un momento, più di dieci anni fa, in cui decisi che volevo aprire la mente musicalmente e ascoltare il più possibile cose diverse. Forse è da lì che deriva il mio interesse per la sperimentazione nei generi, anche se ovviamente ho le mie preferenze…”


>> Cosa rappresenta, adesso, per lei la musica?

“La musica è per me qualcosa di piacevole per occupare il mio tempo. Gran parte della mia vita gira intorno alla musica, tra composizione, lezioni di chitarra e tastiera, studio ed esercizio, laboratori musicali. Ne ascolto parecchia, anche semplicemente come sottofondo, sino a tarda notte e mi accompagna anche sulla soglia dei sogni.”


>> Per la nostra compilation abbiamo inserito il brano “Migrating Birds”. Com’è nato questo pezzo?

“Questo brano risale a diversi anni fa. In realtà, ha una genesi indefinita, perché è nato da vari spunti. Quando compongo un pezzo parto da una vaga idea, una suggestione. Quindi mi metto al computer e agli strumenti e comincio a scrivere e suonare. Il mio modo di comporre lo definisco lineare; non invento prima il tema principale, ma comincio dall’inizio e vado avanti a sviluppare il brano fino alla fine, appunto linearmente. Dopo aver scritto una piccola parte, questa mi ispira come continuare nella seguente.”


>> È da tempo che lei bazzica varie etichette, ma la sua musica è poco appetibile perché slegata da certi schemi commerciali. Quali ostacoli sta affrontando per far conoscere il suo stile in vista della pubblicazione di un cd?

“È da qualche anno che la mia ricerca di un’etichetta discografica è in pausa, pur avendo la speranza di essere contattato tramite il mio sito web www.tbecker.net. Spero che questa intervista smuova qualcosa. In compenso ho trovato un editore, che gestisce una libreria di production music. In pratica fornisce a produttori di materiale video, come film e trasmissioni TV, musica realizzata dai suoi artisti. Questo editore, che si chiama Soundiva, si sta espandendo nel mondo, quindi spero di avere buoni risultati.”
© 2019 Thomas Becker


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