Filosofia - Thomas Becker Music Official

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ALCUNI BYTE DELLA MIA FILOSOFIA, RIGUARDO LA MUSICA
di Thomas Becker


Questo testo è stato originariamente pubblicato nel 2003, ed è stato aggiornato l'ultima volta nel 2008. Contiene alcune idee che avevo a quei tempi. Non so se concordo ancora con tutto, ma in ogni caso forse vi troverai qualche concetto interessante.


IN BREVE

Ciò che definiamo musica è un contenuto mentale generato dal cervello, rispondendo a certi stimoli sia esterni, sia interni ad esso. In particolare gli stimoli esterni alle menti (degli ascoltatori e dei musicisti) sono di tipo vibrazionale (aria e strumenti musicali che vibrano, che muovono gli apparati uditivi), e sono utili per la comunicazione del materiale musicale, ma sono sostanzialmente differenti da esso (in altre parole, la musica è dentro di noi, non al di fuori). Essendo ogni individuo unico, cerebralmente e psicologicamente, ciascuno ha il suo modo particolare di reagire agli stimoli esterni ed interni, avendo così una esperienza più o meno diversa nell'ascolto dello stesso materiale musicale. Non è possibile esprimere giudizi oggettivi e assoluti riguardo un brano musicale, non esistendo una versione di riferimento di esso; in un certo senso ci sono tante versioni quanto ci sono ascoltatori (musicisti compresi).


PARTE 1 - DENTRO E FUORI

Penso che ciò che chiamiamo musica, e la sua bellezza (o bruttezza), esistano solo nella soggettività (cioè nelle menti) degli ascoltatori e dei musicisti (anch'essi ascoltatori, anche durante la composizione o l'esecuzione).
Secondo me le vibrazioni "sonore" al nostro esterno (ad esempio quelle causate da un'orchestra), essendo solo aria o altro materiale in movimento, non hanno niente a che vedere essenzialmente con i suoni che sentiamo nella nostra soggettività, e che definiamo "musica". Quest'ultima viene secondo me generata dal cervello a partire da stimoli esterni ed interni, e dato che le nostre sensazioni estetiche si riferiscono secondo me direttamente al nostro contenuto musicale mentale (e quindi non agli stimoli che lo causano, che sono più "a monte"), penso che anche la bellezza (o la bruttezza) sia nella nostra mente e non al di fuori.

Il fatto che ascoltando musica si abbia l'impressione che i suoni siano al di fuori di noi (a parte a volte quando si usano le cuffie), è secondo me una specie di illusione mentale.
Faccio un parallelismo per cercare di chiarire la mia idea: pensiamo allo schermo di un cinema; esso è una superficie piana, ma guardando la proiezione di un film, si ha un'impressione di profondità (pseudo-tridimensionalità), come se ci fosse qualcosa oltre (al di là, dietro) lo schermo. Eppure noi vediamo solo lo schermo piatto. In modo simile, spostando il punto di vista, credo che noi vediamo immagini (e sentiamo suoni), percependole come se le vedessimo (e li sentissimo) direttamente al di fuori di noi (in uno spazio tridimensionale), mentre in realtà stiamo osservando (ed ascoltando) solo contenuti della nostra mente (lo schermo). Questi contenuti sono secondo me sì causati da stimoli esterni (ma anche interni), quindi hanno un certo riscontro nell'ambiente esterno, ma non lo rispecchiano esattamente (come in questo caso i suoni che sentiamo internamente, che al di fuori delle menti degli ascoltatori e dei musicisti sono semplice materia in vibrazione).
Questa specie di illusione non può secondo me essere evitata, perché dipende dal funzionamento profondo del nostro cervello, ma se ne può essere consapevoli.


PARTE 2 - SIAMO TUTTI DIVERSI, MA SIMILI

Penso inoltre che ogni brano musicale provochi sensazioni diverse in ogni ascoltatore (musicisti compresi), ed in ciascun ascoltatore in diversi ascolti, e che quindi ogni individuo abbia il suo particolare (e mutevole) senso estetico.
Con "senso estetico" intendo il modo di percepire qualcosa come "bello" o "brutto", in vari gradi. Per fare un parallelismo, lo intendo un po' come il senso del gusto, che può dare percezione di qualcosa come "buono" o "cattivo", anche qui in vari gradi.
Ad essere diverso penso poi che non sia solo il senso estetico, ma anche le varie impressioni che si hanno dei vari elementi di un brano, impressioni che non ritengo necessariamente legate ad un binomio bello-brutto.

Perché penso questo? Le mie idee nascono probabilmente empiricamente (cioè tramite l'esperienza):
Sento esprimere, da diverse persone, commenti (sull'estetica e sulle proprie impressioni) anche molto diversi riguardo un brano musicale. Ho inoltre sperimentato su me stesso (avendone poi riscontro anche da altre persone) che il modo di percepire uno stesso brano, di una singola persona, varia nel tempo.

Se le sensazioni estetiche (come spiegato sopra) e le impressioni (per lo stesso motivo) non si riferiscono direttamente a qualcosa di esterno all'ascoltatore ed al musicista (aria e strumenti in vibrazione, che comunque sono utili permettendo al musicista di comunicare, di evocare), ma si riferiscono direttamente ai loro contenuti mentali, ciò mi indica che il modo di percepire un brano dipende dalle strutture biologiche (e se vogliamo psichiche e/o spirituali) dell'ascoltatore e del musicista (orecchie, cervello, ecc.) nella loro configurazione al momento dell'ascolto (o della composizione o esecuzione), che creano quei contenuti mentali (rispondendo agli stimoli esterni ed interni).
Penso, credo converrai in base a tue esperienze, che a volte anche l'ambiente (percepito a livello visuale, di temperatura, sociale, ecc.) in cui si svolge l'ascolto abbia una certa influenza sull'ascolto stesso. Ma anche qui penso che entri in gioco la struttura biologica e psichica dell'ascoltatore (e del musicista), che crea le rappresentazioni mentali dell'ambiente, e le sensazioni ad esse legate, rispondendo agli stimoli (visivi, sociali, ecc.) esterni, influenzando a sua volta anche la percezione musicale.
Escludendo il caso, che oltre a non sapere io se esista, ritengo renderebbe l'ascolto caotico, cosa che a me non sembra mi succeda (e comunque non credo che vanificherebbe il mio discorso, avendo il caso probabilmente scarsa rilevanza), ritengo la struttura biologica e psichica umana, e l'ambiente d'ascolto, i fattori determinanti nella percezione musicale (se ne conosci altri, fammi sapere).

La mia idea che ciascun individuo abbia il suo particolare modo di percepire la musica, credo di poterla dimostrare così: essendo diverse persone nello stesso momento e luogo ad ascoltare musica, può capitare che alcune di esse abbiano esperienze d'ascolto anche molto differenti tra loro (a giudicare dai loro commenti e reazioni). Essendo per loro l'ambiente oggettivo d'ascolto molto simile, esso non può secondo me giustificare queste discrepanze. Mi spiego quindi questa differenza determinata per gran parte da una diversità di struttura biologica e psichica (gli unici fattori rimasti), che determina il loro senso estetico e le impressioni che hanno di un brano, rendendo diverso per questi ascoltatori il modo di percepire la musica (e l'ambiente).
Quindi, generalizzando, è secondo me molto improbabile che due o più persone possano avere identiche esperienze d'ascolto di un brano, essendo molto improbabile l'esistenza di due esseri umani identici (anche solo nelle strutture interessate dall'ascolto musicale), pure in momenti diversi (escludo anche i gemelli, che possono essere molto simili d'aspetto, ma che sono secondo me comunque diversi cerebralmente e psichicamente, avendo vissuto esperienze diverse).
Anche per un singolo individuo penso quindi sia molto improbabile avere identiche esperienze di ascolto -- a distanza di tempo -- di uno stesso brano, essendo egli soggetto (credo converrai) a continui cambiamenti, e non è mai uguale a come è stato nel passato (e credo che anche le più "piccole" esperienze modifichino qualcosa cerebralmente, sia pure spesso di poco conto ma comunque secondo me sufficiente per rendere valido il mio ragionamento).

Allora, quando due persone discutono del valore di un brano, stanno (in un certo senso) in realtà parlando di due "brani" diversi (intesi ciascuno come una successione circoscritta nel tempo di percezioni sonore mentali), come ognuno di loro li ha percepiti. Penso che dopo aver scritto un pezzo, se viene ascoltato da 50 persone, in un certo senso io ho causato la generazione di 50 brani diversi. Questo significa anche che per un musicista compositore e/o esecutore sia praticamente impossibile trasmettere agli ascoltatori la musica esattamente come la sente lui. E' anche vero però, lo credo in base alle mie esperienze (di ascolto e confronto con altre persone), che tra ascoltatori diversi (musicisti compresi) ci possono essere delle somiglianze nel senso estetico e nelle impressioni di ascolto (anche perchè siamo tutti diversi, ma da un altro punto di vista siamo tutti esseri umani), quindi un brano può toccarli similmente per certi aspetti. Così io, quando compongo, compongo secondo il mio gusto, ma ho la speranza di trovare persone che mi siano vicine musicalmente.

Personalmente ritengo che nel caso che la maggior parte delle persone, o persino tutte, giudichino qualcosa (ad es. dal punto di vista estetico) allo stesso modo, non sia indicato utilizzare il termine "oggettivo". Preferisco piuttosto utilizzare il termine "condiviso". Ad esempio, se un brano musicale piace a tutti (o detto meglio, tutti traggono piacere dalla percezione musicale causata da certi insiemi di stimoli esterni) non direi che esso è oggettivamente bello, per le ragioni che ho esposto nel presente testo, ma direi piuttosto che tutti gli ascoltatori condividono una sensazione/impressione positiva riguardo ad esso (o detto meglio, condividono tutti una risposta positiva a quegli stimoli esterni).

Preciso che con oggettivo intendo "relativo all'oggetto, caratteristica intrinseca e concreta di esso". Mentre con soggettivo intendo "relativo alla mente cosciente, presente nella mente e non al di fuori" (sono mie definizioni).
Personalmente ritengo oggettivo anche ciò che è percezione soggettiva, e cioè contenuto della nostra mente. Questo perché le nostre sensazioni, emozioni, ecc., sono secondo me concretamente presenti nella nostra mente, e ne facciamo esperienza diretta. Faccio un esempio per chiarire (questa idea apparentemente strana): la sensazione di caldo è presente solo mentalmente, quindi è soggettiva, ma è una caratteristica intrinseca e concreta di quel contenuto mentale, di cui abbiamo esperienza diretta, quindi è allo stesso tempo oggettiva.

Di solito tengo in considerazione allo stesso modo i punti di vista di ognuno (a meno che si tratti di esperti tecnicamente, che sanno quando un brano "funziona" o meno, o anche se ha qualche problema a livello compositivo o sonoro), perché non credo che ci sia quello che riesce ad ascoltare meglio di un altro; credo che ognuno ascolti ciò che il proprio (unico e particolare) cervello gli propone, e non esistono il bello ed il brutto oggettivi, che possano essere colti, al di fuori delle menti. Penso che se a qualcuno piace qualcosa, nella sua soggettività, non ha senso dirgli che in qualche modo sbaglia a provarne piacere -- e viceversa.

Aggiungo qualche curiosità riguardo al senso estetico, che ho scoperto e che mi hanno confermato altre persone, ed a cui magari tu non hai (come me prima) fatto caso: spesso, ascoltando un brano per le prime volte, esso non mi dice granché; diciamo che può sembrarmi "piatto" e poco interessante. Ad ascolti successivi il brano comincia però a piacermi, e può piacermi anche molto. A volte capita anche che mi piaccia un brano, e che poi scopra che lo avevo già sentito, cosa che mi era sfuggita durante quell'ultimo ascolto (magari l'avevo ascoltato molto tempo prima, ma mi è capitato anche in una questione di pochi giorni). Mi sembra quindi che ripetuti ascolti di un brano possano farcelo piacere, forse soprattutto melodicamente.
Non dico che questa sia una regola assoluta, ma a me questo capita (almeno attualmente) spesso. Poi forse, a giudicare dai vaghi ricordi di ascolto che ho della mia infanzia (ma non sono per niente sicuro), questo potrebbe essere diverso per i bambini; potrebbe essere che un bambino, ascoltando un brano sconosciuto, possa trovarlo bello ed emozionante già dal primo ascolto, se questo brano contiene degli elementi musicali che sono per lui una novità, e che quindi lo impressionano particolarmente.


PARTE 3 - LA QUALITÁ

Mi sento a volte rispondere da persone a cui espongo le mie idee di cui sopra, che, se la bellezza o meno di un brano è soggettiva, rimane comunque la qualità da considerare, che sarebbe qualcosa di oggettivo, intrinseco della data musica (se ho interpretato bene l'idea). Mi riferisco alle definizioni di "oggettivo" e "soggettivo" di cui scrivo più sopra.
Con "qualità" -- mi pare -- vengono di solito indicate cose come (rimanendo in ambito musicale) un buon tocco, una buona espressività, un buon suono, una buona tecnica, complessità, spessore, e forse altro.
Penso prima di tutto che valga il discorso fatto prima, cioè che ciò che noi percepiamo e chiamiamo "musica" è un contenuto mentale, e di conseguenza lo dovrebbe essere anche la qualità, riferendosi questa direttamente a quel contenuto mentale.

Ma secondo me, la qualità non solo è confinata nelle nostre menti, ma non è neanche una vera e propria percezione. In mia opinione, essa non è altro che un concetto astratto per definire la presenza di certe sensazioni estetiche (almeno nel caso della musica). Penso infatti che qualcosa che viene giudicato come "di buona qualità", sia giudicato così perché piace sotto certi aspetti. Indicare tocco, espressività, suono, tecnica (ecc.) come "di buona qualità", significa secondo me che c'è qualcosa inerente a queste categorie, od ai loro effetti, che piace (è bello, almeno per chi lo afferma), o viceversa. Per esempio, penso che dire che un chitarrista ha un buon tocco per il vibrato, non significa che il suo vibrato abbia qualcosa come una "buona qualità" in sé (dove sarebbe localizzata?), o nella percezione che ho di esso, ma piuttosto che mi piace il suono che è causato dal suo tocco. Se non ci piacesse il suono, non diremmo che egli ha un buon vibrato, penso. Mi pare, quindi, che il concetto di qualità (almeno nella musica) sia da ricondurre alle sensazioni estetiche (e di conseguenza alle parti precedenti del mio discorso).

C'è comunque da aggiungere che forse il concetto di qualità risente di minori differenze di giudizio legate al senso estetico. Se un brano musicale, nel suo insieme, può facilmente piacere o non piacere, a seconda dei gusti degli ascoltatori, i giudizi sulla sua qualità (soggettiva come spiegato sopra) forse vengono più facilmente condivisi. Così -- ad esempio -- una produzione di alto livello, di un importante gruppo musicale, sarà difficilmente percepita come scadente dal punto di vista sonoro. Oppure al lato opposto, una registrazione dissonante con strumenti non accordati, sarà difficilmente percepita come gradevole.

Qualche parola in particolare per il concetto di "complessità", con una domanda da porsi: quando comincia la complessità, e quando comincia la semplicità? La mia risposta è che, non essendoci un confine oggettivo, vengono a cadere entrambe le categorie. Queste possono comunque essere utili per comunicare nella vita di tutti i giorni, con la consapevolezza che si tratta di concetti umani soggettivi e relativi, in un certo senso inventati.
Inoltre, e questo penso che valga anche per altri concetti (ad esempio per quelli di originalità e tradizionalità), credo che non sia regola assoluta che la complessità (come concetto soggettivo) sia meglio della semplicità (sempre come concetto soggettivo). Si tratta secondo me di una questione di cultura e preferenze personali. E' arbitrario preferire l'una o l'altra.


CONCLUSIONE

Il punto centrale di questo mio scritto (che mi ha spinto inizialmente a realizzarlo) è il superamento dell'illusione nell'attribuire elementi unicamente mentali, all'ambiente esterno. I suoni di cui parlo in questo scritto, ma anche i colori, i sapori, gli odori, i dolori, ed altri concetti come grande e piccolo, alto e basso, bene e male, complesso e semplice, caldo e freddo, e così via, sono secondo me presenti solo mentalmente, taluni come sensazioni di cui facciamo esperienza diretta, e talaltri come concetti astratti, soggettivi e relativi.
In quanto esseri coscienti, noi siamo a contatto diretto con la nostra coscienza, in cui "affiorano" percezioni di vario tipo. Dato che la nostra coscienza ha la caratteristica di visualizzare le percezioni sensoriali in uno spazio tridimensionale, è forse per questo che sembra -- illusoriamente -- ovvio che ciò che percepiamo sensorialmente sia al nostro esterno esattamente come ci appare. Probabilmente non è possibile e nemmeno necessario evitare questa illusione, non necessario perchè sembra comunque essere funzionale, ma forse è una buona cosa esserne a conoscenza.


Si ringrazia Federico "Parsec" Cito, e Gianfranco Panighini, per il feedback particolarmente utile.
© 2019 Thomas Becker


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